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ISTANTI – Per un teatro di voci invisibili, di Francesco Denini (1977)

dicembre 10th, 2013 by Francesco Denini

Scrissi questo testo per una trasmissione radiofonica messa in onda dai programmi RAI della Liguria, nel 1977, stimolato da Raffaele Cecconi. Momenti musicali e recitati s’alternavano liberamente in virtù di un montaggio radiofonico dal quale risaltavano soprattutto le voci spesso sovrapposte di giovani studenti, e il loro timbro. Di quel programma ho ancora una registrazione, non certo in buono stato. La presente versione risulta rielaborata. E attende a sua volta ulteriori rielaborazioni. L’idea originaria, di un teatro invisibile, in cui i timbri delle voci possano interloquire con suoni strumentali, rimarrebbe – comunque – intatta.

 

Foto di Mariapia Branca

 

 

Nota

Un palco pressoché spoglio viene attraversato da diverse voci. A parte il movimento delle voci, nulla accade. O, meglio, nulla accade di drammatico. Nessun personaggio. Nessuna vicenda. Nessuna presenza. Nemmeno attori, comparse, mimi o ballerini. Solo voci e luci. Voci che si spostano. E luci che variano posizione, inclinazione e intensità.

 

***

 

 

VOCE I

 

Un pomeriggio d’estate senza nulla da fare.

 

Varco la soglia,

calcolo angoli,

spalanco un libro.

 

Vengono combinazioni curiose.

 

Chiudo la finestra,

accendo una giostra,

grido a squarciagola la mia immersione.

 

 

 

 

VOCE II

 

Un gruppo d’olivi in estate,

uno sfolgorio di mare,

una pallida luna serale.

 

 

 

 

VOCE III

 

Se guardo oltre, non vedo fiori,

né trovo foglie multicolori.

 

Sulla riva del mare una casa isolata

nella luce in declino di una sera autunnale.

 

 

 

 

VOCE II

 

Il pino

predica la saggezza,

un uccello selvatico

grida a gran voce una verità.

 

 

 

 

VOCE IV

 

Il vento

porta un numero di foglie morte

sufficiente per fare un falò.

 

 

 

 

VOCE V

 

Calato il vento,

ancora cadono fiori,

e il grido d’un uccello da lontano.

 

 

 

VOCE IV

 

Va più a fondo

il silenzio dei monti.

 

 

 

VOCE V

 

Le onde danno un’energia vitale alla luna

e, nel fiume, la luna risplende.

Fra i pini un vento sospira,

la notte è quindi tranquilla.

Ogni cosa è buona per sempre,

e per sempre,

per sempre.

 

 

 

 

VOCE VI

 

Nessun cancello sbarra

le pubbliche

strade.

 

 

 

 

VOCE IV

 

Vi sono sentieri d’ogni genere.

 

 

 

 

VOCE VI

 

Coloro che oltrepassano

questa barriera

cammineranno liberamente

per tutto l’universo.

 

 

 

 

VOCE I

 

Sì! Sì!

Si tratta di vivere,

si tratta di cercare

qualcosa d’autentico.

 

 

 

 

VOCE III

 

La lunga notte – il suono dell’acqua dice

quello

che io

penso.

 

 

 

 

VOCE II

 

Gli occhi del falco

ora

sono

cupi

mentre la quaglia garrisce.

 

 

 

 

VOCE III

 

Dove sono andati tutti i fiori?

È passato tanto tempo,

ho visto all’orizzonte

erbe impaurite danzare.

 

E così la nube si dirige verso la discesa

che spinge verso il fiume.

 

 

 

 

VOCE IV

 

Gli uccelli volano,

bruchi spuntano da sottoterra.

Sul fiume la luna, fra i pini il vento, la notte.

 

 

 

VOCE II

 

Un cane gira sette strade intorno

e altri gridano ‘cane’ alla luna –

tutti urlano, quando la smetteranno?

Quando la smetteranno?

 

Io camminavo – io camminavo insieme a loro.

 

 

 

VOCE I

 

Vedo e sento

la pagina bianca,

la fantasia è svanita,

lo spazio si è chiuso nel sole.

Non affermo nulla, non nego nulla,

perché

ogni cosa affermata non è vera,

ogni cosa negata non è vera.

 

Dunque alle loro domande

offro il silenzio,

soltanto il silenzio,

e un cenno che indica un cammino.

 

 

 

 

VOCE III

 

Il corpo è simile all’albero.

La mente ad uno specchio limpido.

Con cura lo ripuliremo di ora in ora

per timore che la polvere vi cada sopra.

 

 

 

 

VOCE II

 

Non vi fu mai un albero, né mai un limpido specchio.

In realtà nessuna cosa esiste. Su cosa può cadere la polvere?

 

 

 

 

VOCE V

 

Non possediamo niente.

La nostra poesia è rendersi conto

che possediamo il niente,

 

perciò ogni cosa è una gioia,

e non c’è da temere di perderla.

 

Non occorre distruggere il passato,

è andato,

è libero,

e così noi.

 

 

 

 

VOCE IV

 

Un uomo dorme affaticato

sulla panchina,

uno straccio d’ombra lo copre.

 

 

 

 

VOCE II

 

Pavoni camminano

sotto alberi notturni.

La stella del mattino

è sorta.

 

Valico montagne

nella luce del mare.

 

 

 

 

VOCE III

 

Gli alberi rivelano la forma corporale del vento.

Là mi piacerebbe andare, tornare.

 

 

 

 

VOCE I

 

Non impegnarti in niente,

prendi la vita dei diseredati,

prendi le gambe e va,

va controcorrente,

va e canta.

 

Inutile aggiungere altro,

inutile aggiungere ogni altra parola.

 

 

 

 

 

 

 

Francesco Denini

 

 

 


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