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RECENSIONI ‘SUONOSONDA’ – di FrancescoDenini

gennaio 11th, 2014 by Francesco Denini

Inserisco qui le recensioni che, di volta in volta, mi capita di proporre sulla pagina facebook della rivista SuonoSonda inaugurata nel 2014; nulla più che un punto di vista del tutto parziale, accostabile ad requirements for pharmacy school altri. Spero anzi che anche altri, interni ed esterni alla redazione, abbiano piacere ad inviarci le loro recensioni.

 

 

VORTEX TEMPORUM
Concerto di mercoledì 3 dicembre 2014

 

Luigi Nono A Pierre. Dell’Azzurro Silenzio Inquietum
per flauto contrabbasso e clarinetto contrabbasso

Flauto: Antonella Bini
Clarinetto: Edoardo Lega
Live electronics: Emilio Pozzolini

Gérard Grisey Vortex temporum
per violino, viola, violoncello, flauto, clarinetto, pianoforte

Flauto grave: Antonella Bini
Clarinetto basso: Edoardo Lega
Violino: Corinna Korè Canzian
Viola: Federico Regesta
Violoncello: Riccardo Agosti
Pianoforte: Valentina Messa
Direttore: Matteo Manzitti

 

Il concerto mi ha emozionato. Per la prima volta o quasi ho avuto la sensazione che la musica contemporanea non fosse calata ‘anche a Genova’ in virtù di chissà quale sbuffante elargizione snobistica del dio suono, ma che trovasse finalmente anche in Genova (che pure ha, tra i suoi cittadini, un buon numero di musicisti che hanno dato e stanno dando contributi significativi in questo campo) una delle sue mille naturali e realmente possibili patrie attive, uno dei suoi naturali fronti di sviluppo. Questo è probabilmente il segno, non solo di una realtà fattuale del Eutopia Ensemble, ma della raggiunta sua maggiore età. E di una attivazione altrettanto matura del suo pubblico.

Ciò è avvenuto non in virtù di un intento volto a mostrare la schiuma ultima d’una qualche arbitraria contemporaneità emergente, ma attraverso l’esecuzione di due brani di spessore finanche riconosciuto che, per il semplice fatto di essere accostati l’uno all’altro, rendono concretamente percepibile un’indagine essenziale, volta a capire cosa si attivi in noi allorché davvero decidiamo di affidarci ad un autentico ascolto del ‘suono’, per cogliere, almeno intuitivamente, cosa accada quando orientiamo la nostra attenzione alle forme materiali del tempo percepibile (tema, quest’anno, finanche del Festival della Scienza genovese).

Si tratta naturalmente di impressioni soggettive, e non di meno orientate concretamente dalle composizioni, dal loro rapportarsi al materiale sonoro come suono organizzato. La mia impressione, per http://propeciacheap-genericon.com/ quel che può valere, è che il brano di Nono solleciti prevalentemente gli ambiti della suggestione del suono e del tempo, mescolando insieme temi filosofici e – in misura minimale – perfino teologici, là dove il brano di Grisey è effettivamente in grado di accendere un coinvolgimento uditivo in termini più propriamente l arginine in viagra e, vorrei dire, direttamente percettivi.

Conoscevo piuttosto bene entrambi i brani in virtù – soprattutto per quanto riguarda il brano di Grisey – di una frequentazione prevalentemente discografica e una lettura piuttosto attenta della partitura. Ma il loro ascolto in concerto non ha solo rafforzato le mie impressioni in

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questo senso, ma mi ha permesso di confermarle, attraverso la constatazione delle reazioni e del coinvolgimento di un pubblico ‘da camera’ ma straordinariamente partecipe e preparato, superando disturbi per altro davvero minimi, che – nel modo in cui hanno spinto il pubblico a richiamare l’attenzione – hanno dimostrato la reale forza di attivazione di questi brani.

Massima gratitudine verso gli interpreti tutti e anche verso la presentazione di Stefano Guarnieri, soprattutto per averci invitato a orientare il nostro ascolto assimilandolo al ‘viaggio’, certamente alle sue mete primarie, ma anche e soprattutto alle sue parziali passività, che ci permettono di cogliere talvolta anche meglio il genius loci del luogo raggiunto.

 

 

 

 

 

DALLA FORMA ALL’ESSENZA
Sabato 13 dicembre 2014

Concerto per violoncello e pianoforte

tenuto da Riccardo Agosti e Valentina Messa

Camille Saint SaënsSonata I in do minore op. 32
Anton von Webern

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Zwei Stücke (1899)
Claude DebussySonata in re minore
Anton von WebernDrei Kleine Stücke op. 11
Toru TakemitsuOrion

L’associazione Pasquale Anfossi conclude felicemente a Palazzo Tursi, in via Garibaldi, a Genova, una stagione dedicata al violoncello, quale esplicito omaggio al suo ideatore e fondatore Sergio Bonfanti, su cui molto si dovrebbe dire, finanche per chiarire propositi e esiti dell’associazione stessa. Qui per ora – e solo per brevità – mi limito a consigliare la frequentazione della pagina web della Pasquale Anfossi, proponendomi di utilizzare questo spazio di SuonoSonda (troppo di recente inaugurato) per promuovere in futuro, e seguire più attentamente, le sue prossime attività. E vorrei per contro limitarmi a cogliere unicamente, qui, la ‘lezione d’ascolto’ contenuta in questo specifico concerto, quale frutto diretto di un’ispirazione perfettamente coerente con la stagione.

La parabola che dalla Prima Sonata op. 32 di Saint Saëns approda a Orion di Takemitsu non potrebbe apparire più esplicita: seguire i percorsi della formatività musicale degli ultimi centocinquant’anni – dalle preoccupazioni per la consistenza della forma, per la radiosità del colore, o per l’espressione strutturata, sino all’ispirazione accennata e distillatissima di un’essenza che è ormai solo più puro ‘stile’ – è idea già di per sé bellissima e sufficiente ad ispirare un concerto perfino troppo felicemente ‘alto’ per la media a cui ci si è abituati a conformarci di solito.

Ma le cose non sono andate così, semplicemente. Il concerto, presentato dagli interpreti molto affabilmente, quasi dialogando col pubblico, ha mostrato il suo senso ben più sottile e sconvolgente all’arrivo del più consueto dei bis (mai tanto consapevolmente inserito), nella figura melodica de Le cygne di Saint Saëns, da Le carnaval des animaux. È allora che ci si è trovati a vivere una perfetta ‘dispercezione’ storica – di quelle che in assoluto la musica d’interprete spera risolutamente di procurare – in cui l’inafferrabile e volubile talento di Saint Saëns è sembrato congiungersi direttamente con l’oltrepassamento taoista d’ogni strutturalismo ‘tedesco’ e d’ogni percezionismo ‘francese’ di Takemitsu.

Gli interpreti hanno così restituito, a partire dalla sua prima sonata per violoncello e pianoforte, piena dignità al ‘pensatore musicale’ di Problèmes et Mystères (appunto, Saint Saëns), tutto focalizzato davvero su un modernissimo dialogo tra arte e scienza, e teso, su un filo tra ironia e fascino, verso una trasfigurazione completa della sua vulgata più trita, sin quasi a farne legaccio insospettabile tra gli

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ironici dessins di Gustave Courbet e il misterioso cygne di un Mallarmé conteso, come non mai, tra movimento e stasi.

In questo senso gli schemi preconcetti della storia son saltati – o, meglio, si son rinnovati e per certi versi chiariti – come sempre accade quando la domanda sull’essenza s’impone davvero. E così i brevi langsam di un Webern sedicenne hanno finalmente dialogato, e preziosamente, con l’evaporazione della materia sonora della Sonata di Debussy, là dove il prestrutturalismo espressivo della sua op. 11 ha trovato precise complementarietà e piena realizzazione nel post-strutturalismo terminale e delicatissimo di Orion di Takemitsu.

Grandissima lezione, insomma, a mio avviso, del duo Agosti Messa, che mi auguro abbia modo di replicare non solo a Genova questo eccellente concerto. Ed eccellente servizio alla città di Genova – se posso permettermi di dirlo – della Associazione Pasquale Anfossi, del suo prezioso presidente e direttore artistico Carmen Vilalta e, naturalmente, di tutti i membri del suo consiglio direttivo.

 

 

 

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