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SUONOSONDA – Le partiture

novembre 28th, 2014 by Francesco Denini

I numeri di SuonoSonda si accompagnano con partiture in formato pocket di alcuni brani contenuti nei CD. Tutti i brani sono variamente commentati all’interno dei numeri specifici e l’accostamento delle partiture può interessare qualche lettore più attento. Quella che segue è la lista delle partiture. I commenti che l’arricchiscono non rappresentano un giudizio critico esaustivo, ma intendono solo far rivivere i motivi della curiosità immediata che le partiture ci hanno procurato. Lo spirito che attiva le nostre collaborazioni è piuttosto quello della bottega artigiana, partecipe dei problemi relativi alla produzione musicale, che quello di una critica più astratta. E anche la scelta delle partiture risponde a tale intenzione.

 

Fotografie di Mariapia Branca

 

 

ANDREA VALLE

I 6 NODI (PRIMO EMICICLO) (2005-2006) per pianoforte

(i diritti del brano sono di proprietà dell’autore)

Per molti versi il brano più propriamente sperimentale della nostra raccolta, I 6 NODI (PRIMO EMICICLO) per pianoforte, consta di tre pagine di grande formato, scritte in modi non convenzionali. Semiologo della percezione, studioso delle molteplici scritture musicali in voga dagli anni Cinquanta alla fine degli anni Settanta, compositore attento all’opera di Iannis Xenakis, oltreché ai più recenti fronti dell’informatica musicale, Valle sintetizza anche così, vividamente nella composizione, le sue fertili ricerche musicali.

[SuonoSonda VIII]

 

 

PAOLO CAVALLONE

EN COUP DE FOUDRE (1999) per violino e pianoforte

(SuonoSonda ringrazia l’editore Domani Musica per la gentile concessione)

Al contrario del quartetto Contrasto, il cui tempo s’innesta su una dialettica più evidente, questo duo di Cavallone sembra tenere vivo il flusso attraverso materiali mossi solo dalla loro struttura sonora: un trillo, un brillio di armonici, un accordo risonante, un campo puntillistico. Molto si deve all’impaginazione formale del brano se il flusso passa come un fiume in pianura. Ma alla percezione immediata tale regia può non sovvenire, ed è per questo che il discorso

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interno sembra al contempo, e pregevolmente, tenersi e astenersi.

[SuonoSonda VII]

 

 

MASSIMO LAURICELLA

E PIOVE IN PETTO UNA DOLCEZZA INQUIETA (1996) per soprano, flauto, clarinetto, violino e pianoforte

(i diritti del brano sono di proprietà dell’autore)

Il brano di Lauricella ha attirato il nostro interesse per la consumata capacità di scrittura che lo sostiene, libera da ogni pretestuoso sperimentalismo (limite che può essere riconosciuto anche a difesa della migliore musica sperimentale), e capace di ottenere in modo elegante il senso di una matura complessità dell’articolazione, senza sottoporre gli interpreti ad eccessivi stress mensurali o ad inefficaci pretese tecniche; dote tanto più importante, in quanto volta a contestualizzare un uso calibrato della voce.

[SuonoSonda VI]

 

 

MASSIMILIANO DAMERINI

FÜR E. (1993) per pianoforte

(i diritti del brano sono di proprietà dell’autore)

Nell’intervista di presentazione a Für E. Damerini parla programmaticamente di cultura del suono. L’esperienza di registrare il suo strumento, nella stanza ottimamente sonorizzata dove quotidianamente studia, e un suo brano strutturalmente improntato alla ricerca della massima prossimità al suono, è stata ancor più che un esame, per la redazione di SuonoSonda, un’esperienza esplicativa concreta di tale profonda cultura del suono; cultura, in cui percezione ed eredità storica tendono a fondersi lungo linee di prospettiva future.

[SuonoSonda V]

 

 

CARLA REBORA

…UN GIOCO DI FONOSILLABE (2002) per attrice-cantante e metalli vibranti

(i diritti del brano sono di proprietà dell’autrice)

Incentrata sulla personalità artistica della attrice-cantante Sonia Bergamasco, che qui incontra i testi di Amelia Rosselli, una delle doti di questa partitura è quella di rendere pieno servizio alle personalità cui si accosta senza indietreggiare di un millimetro circa la propria intima idea musicale. Il corpo della voce è qui il centro, esaltato non solo dal contrasto ma forse ancor più dal continuo con lastre e percussioni, con attenzioni acustiche che ricordano per certi versi talune sofisticate soluzioni dell’arte fotografica.

[SuonoSonda IV]

 

 

RAFFAELE CECCONI

AMOROSO (2003) per pianoforte, gruppo di ottoni, contrabbasso e timpani

(i diritti del brano sono di proprietà dell’autore)

Attento orchestratore, Raffaele Cecconi ci fornisce qui un saggio strumentale al pari immediato e colto, a partire da un linguaggio diretto e per molti versi più legato alla prima metà del XX Secolo, nettamente polarizzato in due sezioni: una prima parte in cui le lezioni di Bartók e di certo Hindemith tornano a sostenere le esigenze di un flusso pulsante; e una seconda parte in cui il tutto si apre a una melodia più ampia ed affabile. La partitura offre, tra l’altro, molte lezioni tecniche circa i rapporti interni al gruppo di strumenti così raramente accostati.

[SuonoSonda III]

 

 

ALESSANDRA BELLINO

PERCEZIONI DAL SOMMERSO (2000) per due flauti, pianoforte e chitarra

(SuonoSonda ringrazia Edizioni Rugginenti per la gentile concessione)

La partitura forse più intima e limpida tra quelle contenute nella nostra raccolta, Percezioni dal sommerso è capace di parlare, nei modi di un’evocazione fiabesca, di un ascolto dentro l’ascolto, di un eco dentro il suono, qualcosa di liquido e instabile che può vitalmente attraversare tanto gli spazi di ideazione quanto le strategie di composizione. In questo senso, tale particolare declinazione dell’udire, unita alle non grandi proporzioni, può essere colta meglio se all’ascolto viene in soccorso l’esplorazione della partitura.

[SuonoSonda II]

 

 

PAOLO CAVALLONE

CONTRASTO (2003) per quartetto d’archi

(SuonoSonda ringrazia le edizioni Domani Musica per la gentile concessione)

Palestra di composizione pienamente riconfermata e forse anche potenziata dal XX Secolo, il quartetto d’archi offre possibilità radicali di ripensamento del tempo contrappuntistico-imitativo, tanto in senso dialettico, quanto in senso più intimamente materico. Entrambe le tendenze attraversano Contrasto, senza che il linguaggio possa mai sembrare dipendente da modelli incongruenti. E giochi d’articolazione e trasformazione non mancano di strutturare il brano senza che ciò comporti un appesantimento dell’ascolto, essendone anzi il vero sostegno.

[SuonoSonda II]

 

 

CARLA MAGNAN

DAGH (2001) per violoncello solista, marimba e riverberazione elettronica

(SuonoSonda ringrazia Rai Trade Edizioni Musicali per la gentile concessione)

Un’idea lineare dotata di sobria intensità e un taglio timbrico preciso possono bastare a liberare un organico come questo da qualsivoglia intento di studio? Solo se l’apparente lirismo fosse sostenuto da un impulso opposto al sentimento lirico, quale può essere solo un impulso scoperto alla preghiera il più preciso ed essenziale (come solo ormai certe ricerche etnomusicologiche riescono a trovare), carico di un’invocazione più profonda e concreta. È mia intima convinzione che questo impulso sia presente in Dagh di Carla Magnan.

[SuonoSonda I]

 

***

Posted in Orchestrazione

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