Di questo testo, nella versione originaria, posso riportare la data di fine stesura: 8 novembre 1977. Nell’estate 2015 ne abbiamo fatto una riduzione; che si tratta, di fatto, di una ‘riduzione di una riduzione’. Il gioco, nel 1977, era consistito nel rendere agile il testo, al punto da poterlo inscenare, quand’anche non fossimo attori ma solo musicisti, e oltre tutto in erba. Come se non bastasse ci rendemmo conto che l’unica forma di realizzazione possibile per noi era quella di riportare la parte recitata su un nastro magnetico, da interporre ai brani musicali eseguiti dal vivo, realizzando i movimenti di scena solamente mimandoli (la registrazione mi è rimasta e medito seriamente di pubblicarla quanto prima in questa stessa pagina). Insomma, violenza su violenza, sopra un testo che evidentemente sa irridere ogni violenza, tanto più se messa in atto da ragazzi sostanzialmente entusiasti. E infatti l’esercizio ci sembrò aver avuto una sua riuscita. Nel 2015, ci siamo ritrovati a rileggerlo in versione ulteriormente ridotta (davvero un’opera da un soldo), per il solo piacere di gustare la forza delle musiche, ricordandone in breve il loro contesto. Il testo di partenza era stato principalmente la traduzione di Castellari, con alcuni spunti presi da altri traduttori e qualche invenzione nostra relativa alla versione italiana dei testi cantati. Si potrebbe ripercorrere la strada a ritroso, cercando di ritornare al testo originale tedesco, ma avrebbe senso esclusivamente sotto la supervisione di un improbabile letterato tedesco con la voglia di giocare. Il testo del 1977 lo riporto fotografando i dattiloscritti di allora (esclusi i testi delle canzoni). Il testo del 2015 lo riporto per esteso in tutta la sua estrema brevità, aggiungendo appena posso la ‘versione ritmica’ della canzoni ad opera di Raffaele Cecconi.

 

 

VERSIONE DEL 1977

 

 

 

 

 

 

 

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